venerdì 10 febbraio 2006

Io che

Io che mi alzo di notte a scriverti poesie, io che ti penso in ogni istante della mia esistenza, io che ti sento sotto pelle e dentro l'anima, io che ti aspetto dentro me, io che di te non voglio fare senza, io tutto questo: io.

giovedì 9 febbraio 2006

Aforisma d'amore

In amore, conta più l'intenzione che il risultato.

mercoledì 8 febbraio 2006

Pensierino


Una donna felicemente sposata consuma in un paradossale tradimento (concedendosi fisicamente a un uomo grossolano) l'estremo atto di fedeltà al marito. ("Il compimento dell'amore" (1911) Robert Musil)

E se accadesse esattamente il contrario ?


Una donna felicemente innamorata consuma in un paradossale tradimento (concedendosi fisicamente al marito) l'estremo atto di fedeltà all'amante.

Amare vuol dire anche comprendere l'incomprensibile ...

martedì 7 febbraio 2006

Male


Si e' impiccato, nel carcere di Biella l'uomo che lo scorso novembre uccise Deborah. Una ragazza di 23 anni che aveva perseguitato per piu' di un decennio dopo una breve relazione.

Assurdità del male.

lunedì 6 febbraio 2006

Giornate vuote

Giornate vuote piene di malinconia, giorni di merda, non di malattia, di quelli che fuori non ti fanno urlare, ma dentro li vorresti cancellare. E trascinarsi lungo questa via, con quel dolore che non va più via, con quell'amore che non sai se esiste, o se soltanto ti riduce triste. Con quella rabbia che ti mangia dentro, perché tu fuori non la butti al vento, con quella forza che non serve a niente, se non a farti credere potente. Contro chi cerca di buttarti a terra, contro chi crede ancora in questa guerra, contro chi crede che ci sia un domani, contro le dolorose dieci dita delle tue stesse mani. Non chiedermi chi sono, lo so soltanto io. Non regalarmi il tuo perdono, non vendermi il tuo dio. Non starmi accanto: potresti bruciare, o finire come tutto ciò che non riesco a amare. Potresti vedermi come sono adesso, potresti anche dimenticarmi: per me è lo stesso. Gridare no, gridare non lo so fare: morire dentro, non si può imparare, perché si nasce un po' così, e da quando nasci muori ... E che ne sapete voi lì fuori. Vedete solo i miei malumori, i miei giorni neri, giornate vuote piene di malinconia. Lasciatemi, voglio solo andare via.

giovedì 2 febbraio 2006

Non è mai troppo tardi ?

Buongiorno, Maestro Alberto Manzi ! Si ricorda di me ? Sono quel bambinetto che guardava le Sue trasmissioni in bianco e nero, subito dopo la "TV dei Ragazzi", sul televisore della mia amichetta Mara perché noi non avevamo televisore in casa ? Ecco, sono quello lì. "Non è mai troppo tardi" si intitolava la Sua trasmissione. Cercava di dare un minimo di istruzione di base a distanza a quei milioni di italiani che allora erano ancora semi-analfabeti. Altri tempi.

Quel titolo mi è rimasto dentro. Io che ho sempre avuto l'impressione di arrivare "troppo tardi" a tutti gli appuntamenti della mia vita. L'unico a cui sono arrivato presto, forse fin troppo presto, è la scuola. Convinto dal mio Maestro (Falcone, si chiamava) a "saltare" la quinta elementare, alla fine della quarta sostenni gli esami e passai alle medie. Perdendo quei pochi amici che avevo faticosamente trovato in quei quattro anni. Ma per tutto il resto, sono arrivato tardi. La prima ragazza la trovai verso i quindici/sedici anni: Marina. Fu bello, ma durò poco. Il primo rapporto sessuale "completo" verso i ventuno. Con una ragazza che amavo ma il cui sentimento non ho mai capito di che specie fosse, tanto era sbilanciato verso il sesso. Anche nel mondo del lavoro entrai piuttosto tardi, dopo essermi laureato e aver "perso" un anno per il servizio militare, allora strettamente obbligatorio: l'obbiettore di coscienza riuscivano a farlo solo i super-raccomandati.

Anche all'appuntamento con quello che mi sembrò l'amore della mia vita arrivai tardi: a 33 anni suonati conobbi una specie di angelo, che mi coinvolse nella costruzione di una famiglia. E non sapevo che cosa volesse dire, costruire una famiglia. Della mia famiglia di origine ero stato partecipe, sì, ma in maniera distratta e passiva, infantile. All'esperienza della paternità arrivai (scommettiamo ?) tarduccio: il primo figlio a 40 anni, poi altri due.

Che altro appuntamento mi resta per arrivarci in ritardo ? Ah, sì ! L'Amore, magari stavolta quello vero, con una donna che mi sappia capire, a cui piaccio io e non l'immagine (falsa) che si è fatta di me: una donna che ami il mio modo di amarla. Ecco, vede Maestro, sono arrivato tardi anche stavolta: speriamo che non diventi "troppo tardi", perché non vorrei darLe questa delusione.

Grazie Maestro Manzi, per tutto quello che mi ha dato, e perdoni l'ardire di averLa disturbata.

mercoledì 1 febbraio 2006

Febbraio

Ecco, è cominciato. Il mese a me nemico, quello che mi tradisce con la febbre (da cui il nome), con la privazione di quelle attività che avevo messo in cantiere e che non posso realizzare ... a causa sua ! Febbraio: Carnevale. Quasi tutti gli anni, no ... esattamente tutti gli anni vedevo i miei coetanei divertirsi, andare alle feste di Carnevale, magari trovare un amore adolescenziale, oppure soltanto restare spensierati. Io, a letto: con la febbre. Un anno perfino il morbillo. Mal di testa, voglia di vedere ... nessuno.

Dici che non è necessariamente così ? Che ci sono stati anni in cui Febbraio è stato benevolo con me ? Sinceramente, non ricordo. Cause e motivi diversi, ma il risultato sempre lo stesso: vado per un po' fuori combattimento. Perdo le forze vitali. Certo, non tutte, ma sembro un'altra persona. Febbraio, il cuore dell'inverno, il punto più lontano da quella stagione di luce che mi mette il buonumore, quella che mi fa uscire, superare le stupide insormontabili barriere che la mia timidezza da sempre mi impone. Febbraio, corto e amaro. Febbraio che mi fa sperare che arrivi presto la Primavera a salvarmi. O almeno quel matto, tiepido Marzo.

Anche quest'anno, arriverà. Nel frattempo conto i giorni: meno 28.