Scrivere non serve a niente. Scrivere cose inutili ancora peggio.
Molto meglio tacere, deporre la penna e la tastiera, continuare a parlare con sé stessi.
Come se i pazzi fossero di qua e non di là.
giovedì 3 settembre 2015
giovedì 9 aprile 2015
Addio a FriendFeed
Lo scrivo qui sul mio blog, e ne ho motivo. Dal 2009 circa ero iscritto ad un Social Network, uno di quei servizi online che permettono di scambiare informazioni (di varia rilevanza, molto spesso infima) con alcune cerchie di "amici". Nella maggior parte dei casi si tratta di conoscenze esclusivamente online (perciò ho messo le virgolette). Avete presente FaceBook? Ecco, questo SN era per certi versi simile, per altri molto differente. Si chiamava FriendFeed(.com): se fate veloci potete ancora trovarlo in piedi, agonizzante.
Ero entrato più che altro per noia e inizialmente per curiosità: ne avevo sentito parlare su qualche rubrica online di qualche "guru" di queste cose, che lo definiva SN "di nicchia". E da bravo Gattopardo, le cose "di nicchia" mi sono sempre piaciute. Ma il motivo principale della mia adesione e frequenza era il tempo. Poiché il lavoro stava andando a rotoli, avevo molto tempo a disposizione, pur essendo formalmente tenuto a rimanere in ufficio, con un PC connesso a Internet davanti.
La mia storia su FriendFeed si snoda quindi parallelamente a situazioni molto brutte dal punto di vista lavorativo (accantonamento, poi cassa integrazione, infine licenziamento). Anche per questo non rimpiango quel periodo e quell'ambiente, che mi ricorda per sincronismo molti momenti tristi della mia vita.
In quel SN ero una specie di pesce fuor d'acqua: non sono il tipo a cui piacciono i pettegolezzi (nemmeno su gente "sconosciuta" in Internet), né gli atteggiamenti da combriccola ("tu non sei dei nostri"). Inoltre ho avuto la sfortuna di incrociare elementi che facevano dell'insulto gratuito la ragione della loro esistenza e della loro popolarità "social" in quell'ambiente.
Ho resistito, anche perché ho incrociato persone con cui era sereno e divertente scambiare quattro parole in quelle mie lunghe ore piene d'angoscia, persone e non soltanto "nickname". Ma nonostante tutto non ho mai pensato che la mia vita fosse lì dentro, né che con quelle persone si potesse instaurare qualche rapporto meno effimero di quel che era. Ho fatto un paio di tentativi per trasformare in amicizia la conoscenza online (tutto sommato, mi era riuscito non molti anni prima), ma qualcosa non ha funzionato. "La realtà ha sempre ragione" e anche questa volta mi sono rassegnato a veder fallire i miei tentativi.
Bilancio complessivo di quasi sei anni: ho capito il meccanismo che governa i SN. Non mi interessa aver a che fare con le persone tramite quel mezzo, anche se non giudico e non biasimo chi lo fa con spirito aperto e sereno. I SN sono una specie di "Bar" in cui s'incontra più gente "malfamata" che "per bene", e poiché certe "compagnie" non mi sono gradite, meglio evitare. Trovare amici (veri) incontrandoli per caso è talmente raro e miracoloso che il gioco non vale la candela.
Perciò addio FriendFeed, portati dietro tutte le tristezze di questi anni e non farti rivedere mai più.
Ero entrato più che altro per noia e inizialmente per curiosità: ne avevo sentito parlare su qualche rubrica online di qualche "guru" di queste cose, che lo definiva SN "di nicchia". E da bravo Gattopardo, le cose "di nicchia" mi sono sempre piaciute. Ma il motivo principale della mia adesione e frequenza era il tempo. Poiché il lavoro stava andando a rotoli, avevo molto tempo a disposizione, pur essendo formalmente tenuto a rimanere in ufficio, con un PC connesso a Internet davanti.
La mia storia su FriendFeed si snoda quindi parallelamente a situazioni molto brutte dal punto di vista lavorativo (accantonamento, poi cassa integrazione, infine licenziamento). Anche per questo non rimpiango quel periodo e quell'ambiente, che mi ricorda per sincronismo molti momenti tristi della mia vita.
In quel SN ero una specie di pesce fuor d'acqua: non sono il tipo a cui piacciono i pettegolezzi (nemmeno su gente "sconosciuta" in Internet), né gli atteggiamenti da combriccola ("tu non sei dei nostri"). Inoltre ho avuto la sfortuna di incrociare elementi che facevano dell'insulto gratuito la ragione della loro esistenza e della loro popolarità "social" in quell'ambiente.
Ho resistito, anche perché ho incrociato persone con cui era sereno e divertente scambiare quattro parole in quelle mie lunghe ore piene d'angoscia, persone e non soltanto "nickname". Ma nonostante tutto non ho mai pensato che la mia vita fosse lì dentro, né che con quelle persone si potesse instaurare qualche rapporto meno effimero di quel che era. Ho fatto un paio di tentativi per trasformare in amicizia la conoscenza online (tutto sommato, mi era riuscito non molti anni prima), ma qualcosa non ha funzionato. "La realtà ha sempre ragione" e anche questa volta mi sono rassegnato a veder fallire i miei tentativi.
Bilancio complessivo di quasi sei anni: ho capito il meccanismo che governa i SN. Non mi interessa aver a che fare con le persone tramite quel mezzo, anche se non giudico e non biasimo chi lo fa con spirito aperto e sereno. I SN sono una specie di "Bar" in cui s'incontra più gente "malfamata" che "per bene", e poiché certe "compagnie" non mi sono gradite, meglio evitare. Trovare amici (veri) incontrandoli per caso è talmente raro e miracoloso che il gioco non vale la candela.
Perciò addio FriendFeed, portati dietro tutte le tristezze di questi anni e non farti rivedere mai più.
venerdì 23 gennaio 2015
Parabola
Dio (chiamiamolo così per brevità) un pomeriggio ebbe voglia di fumare
la pipa. Seduto in poltrona, prese il tabacco, caricò la sua pipa, prese
un fiammifero e FFUMM! lo accese. Dentro la fiamma di quel fiammifero
c'è tutto l'Universo. Figurati se lui si accorge che noi esistiamo!
Oltre tutto, quando avrà finito di accendere la pipa, soffierà sulla fiamma del fiammifero e addio Universo e tutto quanto.
Oltre tutto, quando avrà finito di accendere la pipa, soffierà sulla fiamma del fiammifero e addio Universo e tutto quanto.
sabato 27 dicembre 2014
27 dicembre
Si sta. Il dolore -forse- è passato. Il passato è sempre un po' dolore.
Il freddo si fa sentire, la stagione per me peggiore dell'anno non si smentisce.
Meglio non pensare al domani: potrebbe essere peggiore. Meglio distrarsi. Un cielo di stelle ha ben altro a cui pensare, che non a me.
Notte -magari- senza sogni. Segue giorno come un altro. E non sarebbe male.
Il freddo si fa sentire, la stagione per me peggiore dell'anno non si smentisce.
Meglio non pensare al domani: potrebbe essere peggiore. Meglio distrarsi. Un cielo di stelle ha ben altro a cui pensare, che non a me.
Notte -magari- senza sogni. Segue giorno come un altro. E non sarebbe male.
mercoledì 12 novembre 2014
Tutti Philae con la Rosetta degli altri
Dunque, una decina d'anni fa, quando la sonda Rosetta è stata lanciata con destinazione cometa, io mi occupavo di tutt'altro. Stavo dietro all'infrastruttura che tiene in piedi (per citare una delle cose più importanti) la Banca Dati dei Trapianti di organo, dove si incrociano richieste e disponibilità, con tempi di reazione dell'ordine di qualche minuto, massimo un'ora, da quando la richiesta viene soddisfatta a quando parte l'eliambulanza con gli organi da trapiantare verso la Sala Operatoria col paziente in attesa di trapianto.
Facevo, sempre a livello infrastrutturale, altre cosucce utili a salvare vite umane, a migliorare qualità della vita di persone colpite da malattie, a garantire le informazioni affidabili e tempestive che servono per un Servizio Sanitario moderno ed efficiente.
È vero, non mi sono occupato più di tanto di una sonda spaziale che partiva alla ricerca di amminoacidi su una cometa. Avevo altro da fare. E oggi che la sonda è arrivata a destinazione non mi sembra "un grande passo per l'umanità", ma il risultato di attività piuttosto auto-referenziali. Perdonate.
Facevo, sempre a livello infrastrutturale, altre cosucce utili a salvare vite umane, a migliorare qualità della vita di persone colpite da malattie, a garantire le informazioni affidabili e tempestive che servono per un Servizio Sanitario moderno ed efficiente.
È vero, non mi sono occupato più di tanto di una sonda spaziale che partiva alla ricerca di amminoacidi su una cometa. Avevo altro da fare. E oggi che la sonda è arrivata a destinazione non mi sembra "un grande passo per l'umanità", ma il risultato di attività piuttosto auto-referenziali. Perdonate.
martedì 11 novembre 2014
1 novembre 2010
Sono passati ormai più di quattro anni, da quel primo novembre 2010, quando arrivò la telefonata che non lasciava più speranza. Arrivò dopo un lungo periodo di sofferenza, per lui e anche per me. Non seppe mai che cosa stavo passando, lui eterno lavoratore, ex sindacalista: non avrebbe capito perché, dopo quasi 35 anni di lavoro ininterrotto, ero stato lasciato a piedi.
Lui soffrì per i suoi quasi 90 anni, e perché ormai non voleva più vivere. "Decubito": che bella parola, sembra quasi un'onorificenza. "Ha ottenuto il decubito", una specie di vitalizio ad honorem. E invece no. Sono piaghe, sparse per tutto il corpo, soprattutto la schiena, che si infettano molto facilmente. E un organismo di quasi 90 anni, ex fumatore, da tempo diabetico, non ce la fa più a guarire. Le pomate, gli antibiotici, tutte le cure del mondo richiedono sempre la "collaborazione" del corpo che le riceve. E invece in quelle condizioni la collaborazione non c'è, la voglia di andare avanti è evaporata, volata chissà dove.
Così cominciano le corse all'ospedale, le nottate in corsia, senza speranza, le dimissioni con una scrollata del capo, più eloquente di qualsiasi diagnosi. Una, due, quante? Non ricordo, forse tre o quattro. Fino all'ultima volta: ricovero in un ospedale specializzato per malattie gravi e spesso terminali, incurabili: postumi di infarto grave, di ictus, di infezioni stupide ma difficilmente curabili, appunto.
Infine, quando sembra che forse c'è una ripresa, che ci possa essere una speranza di poter festeggiare insieme i famosi 90, ecco che arriva la telefonata. Chilometri di corsa con la testa zeppa di pensieri, diluvio fuori e dentro, stordimento. Si arriva davanti a qualcuno che dentro il suo camice fornisce la versione scientifica della realtà. La realtà ha sempre ragione, e il suo corpo adesso è all'obitorio.
"Domani è il 2 novembre, non si fanno funerali" sentenzia l'uomo delle pompe funebri. Così quel povero corpo viene conservato in frigo. Così c'è un'altra notte di assurdità fra la sua morte e la terra fredda che lo accoglierà. Dopodomani.
Lui soffrì per i suoi quasi 90 anni, e perché ormai non voleva più vivere. "Decubito": che bella parola, sembra quasi un'onorificenza. "Ha ottenuto il decubito", una specie di vitalizio ad honorem. E invece no. Sono piaghe, sparse per tutto il corpo, soprattutto la schiena, che si infettano molto facilmente. E un organismo di quasi 90 anni, ex fumatore, da tempo diabetico, non ce la fa più a guarire. Le pomate, gli antibiotici, tutte le cure del mondo richiedono sempre la "collaborazione" del corpo che le riceve. E invece in quelle condizioni la collaborazione non c'è, la voglia di andare avanti è evaporata, volata chissà dove.
Così cominciano le corse all'ospedale, le nottate in corsia, senza speranza, le dimissioni con una scrollata del capo, più eloquente di qualsiasi diagnosi. Una, due, quante? Non ricordo, forse tre o quattro. Fino all'ultima volta: ricovero in un ospedale specializzato per malattie gravi e spesso terminali, incurabili: postumi di infarto grave, di ictus, di infezioni stupide ma difficilmente curabili, appunto.
Infine, quando sembra che forse c'è una ripresa, che ci possa essere una speranza di poter festeggiare insieme i famosi 90, ecco che arriva la telefonata. Chilometri di corsa con la testa zeppa di pensieri, diluvio fuori e dentro, stordimento. Si arriva davanti a qualcuno che dentro il suo camice fornisce la versione scientifica della realtà. La realtà ha sempre ragione, e il suo corpo adesso è all'obitorio.
"Domani è il 2 novembre, non si fanno funerali" sentenzia l'uomo delle pompe funebri. Così quel povero corpo viene conservato in frigo. Così c'è un'altra notte di assurdità fra la sua morte e la terra fredda che lo accoglierà. Dopodomani.
domenica 19 ottobre 2014
Fino alla morte
Che ne sapete voi, dei miei dolori, dei miei segreti amori, degli odori di vita-o-borsa oppure morte, di quanti disonori porta la sorte, di quante sere storte, e storie senza storia...
Porterò tutto con me, fino alla tomba, e l'ombra del sospetto mi farà compagnia.
A ognuno la sua via, che se ne vada, via, lontano, ché a farmi male sono capace anche da me, da solo.
Restano immagini di false speranze che nessuno mai nessuno può sottrarre al loro destino marcescente: illusioni.
E pure luci, ombre, luci, tepore e fuoco bruciante, ghiaccio più caustico del fuoco, e grandi lontananze, come se alcuno più non esistesse, né mai fosse esistito mai.
Porterò tutto con me, fino alla tomba, e l'ombra del sospetto mi farà compagnia.
A ognuno la sua via, che se ne vada, via, lontano, ché a farmi male sono capace anche da me, da solo.
Restano immagini di false speranze che nessuno mai nessuno può sottrarre al loro destino marcescente: illusioni.
E pure luci, ombre, luci, tepore e fuoco bruciante, ghiaccio più caustico del fuoco, e grandi lontananze, come se alcuno più non esistesse, né mai fosse esistito mai.
Iscriviti a:
Post (Atom)