giovedì 14 aprile 2005

La mia palestra

Cronaca di una sessione in palestra: sono arrivato, sono entrato; iniziamo con un una corsetta e un po' di stretching. Segue una mezzoretta di spinging, con variazioni: un po' forzando sul lato destro, un po' sul sinistro. Poi 10 minuti di seggioling forzato, cercando di rianimare gli arti superiori. Una rapida ventilazione finale. Fine della sessione.

Sono uscito alla mia stazione di arrivo: stasera mi aspettano altri 45 minuti di Metro affollata per tornare a casa. Che cosa voglio di più, per mantenermi in forma ?


precisazione: vedo dai commenti che pochi (ma buoni ..) hanno colto la sottile ironia di quanto sopra: non mi sono iscritto in palestra, ho semplicemente usato il biglietto della Metro .. per lo scopo per cui esiste !

mercoledì 13 aprile 2005

Metro

In questi giorni sto andando a lavorare con i mezzi pubblici.

Ciò mi offre la possibilità di osservare molte persone mentre si spostano da una parte all'altra della Città. In particolare, il tragitto più lungo lo faccio in Metro: questo stesso nome è ormai trasfigurato a significare un'avanzata "metro dopo metro" verso mète agognate e sempre uguali, dimenticando l'etimologia di "Ferrovia Metropolitana", che riporta alla Metropoli, la grande Città, la "Città Madre" degli antichi Greci, oggi molto spesso "matrigna" per chi vi abita.

Ma non vorrei divagare. Stamattina, al capolinea, la Metro si fa aspettare più del dovuto, o semplicemente più di quanto l'umana sopportazione dei pendolari metropolitani sia disposta ad accettare. Finalmente arriva, apre le porte, e allora va in scena l'eterno "assalto al posto". Tanto che, una prevedibile anziana signora si lamenta perché un'altrettanto prevedibile giovane donna è più rapida a sedersi sull'ultimo posto disponibile. La giovane, invece di incassare in silenzio la "vittoria" di questo sprint tutto da ridere, rimprovera l'anziana per aver espresso il proprio disappunto e anzi se la prende con "questi cinquantenni" che pretendono chissà che cosa.

Una splendida prova che il sentimento della vergogna, fra reality show e fiction, ha ormai abbandonato alcuni appartenenti alla cosiddetta "giovane generazione".

Nonostante tutto, continuo a nutrire la speranza che siano pochi ad aver perso la vergogna. Non per me, ma per tutti coloro che verranno dopo di me, compresa la giovane che stamattina ha così bene interpretato la parte della "vincente" in una corsa cieca verso il nulla.

lunedì 11 aprile 2005

Umore

Se son d'umore nero,
allora stiro ..

È quello che ho fatto domenica pomeriggio: cinque camicie e un grembiulino rosa.

Un giorno come un altro

Oggi non sembra un gran giorno. Almeno per me.

Sono stato svegliato dalla colite. Piove. Fa freddo.

Spero che migliori.

sabato 9 aprile 2005

Ognuno

Ognuno di noi è "unico e irrepetibile", persino un Papa.

E "se sbalio mi corrigerete". Addio, anzi: a Dio.

mercoledì 6 aprile 2005

C'era una volta

C'era una volta, tanti (ma non poi tanti) anni fa, un giovane uomo da poco tornato da una lunga guerra. Aveva trovato lavoro come contabile precario (lui, che per colpa dello scoppio della guerra aveva dovuto abbandonare il suo posto di cassiere di banca) presso una ditta di materiale edile.

A fianco a lui lavorava una ragazza, più o meno coetanea, che aveva passato i 5 anni di guerra fra allarmi, rifugi, fame e sofferenze, insieme con i genitori, la sorella e 2 fratelli.

L'uomo e la ragazza si piacquero e ben presto si innamorarono.

L'uomo cambiò lavoro, finché riuscì a trovarne uno un po' più "stabile": si sposarono e andarono a vivere in casa della madre di lui, rimasta vedova. Era il 15 aprile 1953.

Nel giro di circa un anno, nacque un bambino, a cui fu dato il nome Carlo, come il nonno di lei. Se fosse stata una femmina si sarebbe chiamata Teresa, come la nonna di lui.

Vissero in relative ristrettezze, perché lei dovette lasciare il lavoro (fu quasi costretta: erano altri tempi !) e lui aveva solo il magro stipendio di tecnico elettronico. Subirono anche il sequestro dei mobili, e il piccolo Carlo imparò che si può mangiare seduti sulle cassette vuote della frutta, avendo come tavola un asse poggiato su due scatoloni. I vestiti erano sistemati alla meglio sull'unica sedia rimasta: non c'erano più armadi. Niente televisione (roba da ricchi), solo una piccola radio costruita a mano dal padre di Carlo. Abitavano in periferia, quasi in campagna e la sera Carlo e la madre andavano con una torcia elettrica incontro al padre, che tornava dal lavoro. Dopo cena, quando non avevano sonno, ascoltavano i gialli o le commedie trasmesse via radio.

venerdì 1 aprile 2005

Una volta l'anno

Una volta l'anno mi piace fare il punto. Calmi, non è che mi metto a tirare le
somme di tutta la mia vita ! Ci mancherebbe .. E poi salterebbero fuori troppi
errori, troppi "fallimenti" ..

Solo così, mi piace fermarmi a chiacchierare con me stesso, magari scambiare
due parole con qualche amico .. quelli che si ricordano che oggi sono passati 51
anni
da quando mi sono affacciato in questo mondo ..

La vita ? Lasciamo perdere definizioni e giudizi ! È già dura prenderla
così come viene. A volte riserva gradite sorprese, a volte qualche momento di
gioia. Mi basta.

Insomma, che aspettate a farmi gli Auguri ?? Nell'attesa, me li faccio da me.

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