lunedì 7 maggio 2018

la Matematica è un pesce

La Matematica è un pesce e la Geometria una sua "branchia" (come disse tanti anni fa un mio studente).

La Geometria che si studia a scuola risulta spesso ostica, noiosa, anzi "pallosa". Certo, ci sono eccezioni, dovute soprattutto a professori che sanno rendere più appetibile la materia...

Per esempio: a che serve la Geometria? la usiamo nella vita di tutti i giorni?

La Geometria dell'occhio.

Si potrebbe iniziare a parlare di come l'occhio percepisce il mondo esterno: secondo le leggi della Geometria Proiettiva! Ci si può aiutare con uno schemino di come le immagini si formano sulla retina, un accenno a che cosa succede se il fuoco della lente cade davanti o dietro alla retina... Obiezione: ma quella è Fisica! Ottica! Certo, cari, ma senza la Geometria Proiettiva quella Fisica, quell'Ottica potrebbero tranquillamente chiudere bottega.

Forme geometriche comuni.

Poi si potrebbe parlare delle forme (geometriche): quali conosciamo? Il cerchio, il quadrato, il rettangolo dovrebbero essere noti a tutti. Il mondo circostante è pieno di cerchi (approssimativi, non perfettamente geometrici, ma pur sempre riconosciuti come cerchi: le automobili hanno "cerchioni", per esempio), rettangoli (per esempio le finestre), e così via. Si possono fare osservazioni sulle forme convesse (e quelle non convesse): che cosa succede a un rettangolo se "mordiamo via" un triangolo? Che forma è una ciambella?  La Luna nel cielo delle notti d'estate non sempre (quasi mai) è un cerchio d'argento: lo sanno bene i cani e i lupi, che in quel caso "cantano" in maniera tipica. Che forma è la falce di luna? Convessa? Uhm... non credo, perché...

Cambiare forma alla materia.

Ancora: si può prendere una striscia di carta e la si può trasformare in una specie di bracciale, incollandone le estremità. In questo caso, possiamo colorare le due superfici (interna e esterna) con due colori diversi. Se tagliamo con le forbici il nostro bracciale per lungo, senza attraversare i bordi, otterremo due bracciali più sottili e ben distinti.

Se invece, prima di incollare, diamo una torsione a una delle due estremità della nostra striscia di carta, otteniamo ancora una specie di bracciale, ma diverso dal precedente. In Geometria si chiama Nastro di Moebius, ma non importa il nome. Cominciamo a colorarne la superficie e... scopriremo che possiamo colorarla con un solo colore, perché non c'è un "dentro" e un "fuori". Se tagliamo questo bracciale con le forbici come abbiamo fatto con l'altro, per lungo, senza attraversare i bordi, otterremo... Se non lo sapete, ve lo lascio scoprire!

Finalino.

Vi dico solo che anche la Geometria è un pesce, e la Topologia una sua "branchia". La Topologia non studia i topi, ma i "luoghi" in senso geometrico, e deriva dalla parola greca "topos" che vuol dire "luogo". Il Nastro di Moebius e la falce di Luna vivono nella Topologia, un luogo fantastico (in molti sensi).

(nota: questa "lezioncina" è solo una bozza, mancano per esempio le figure! e magari aggiungerò qualche altro argomento)

domenica 6 maggio 2018

amici

Ognuno ha un suo concetto di amicizia. Per me vuol dire soprattutto fedeltà assoluta, non fare mai del male agli amici, né in maniera diretta né indiretta, evitare che altri gliene facciano, se necessario intervenire per difendere la persona amica in difficoltà.

Non sempre e non tutti coloro che si incontrano nel nostro percorso la pensano (stavo per dire "la vivono") allo stesso modo. Purtroppo a volte si rischia di scoprirlo dopo un po'.

Non fa niente, è un investimento relazionale, emotivo andato a male scoprire che qualcuno non era poi quell'amico che diceva di essere. Non fa niente, come quando da ragazzi si cadeva dalla bicicletta: si sbuccia un ginocchio, fa un po' male, poi passa.

Un po' d'alcol e via.

venerdì 27 aprile 2018

Riflessioni

Si riflette, a volte, sulla propria vita passata. E più passa il tempo e più c'è vita passata su cui riflettere.

Non sono mai stato uno che piaceva alle ragazze. Oppure non me ne sono accorto. Ci sono state ragazze che mi piacevano, e a una parte di esse sono piaciuto, non lo nego. Ci devono essere anche state altre ragazze a cui sono piaciuto, ma non me ne sono accorto: ne ho avuto qualche indizio. Ma non ho mai capito perché: non ho capito perché mi piacevano proprio quelle, e non altre. Non ho capito perché sono piaciuto proprio a quelle e non ad altre.

Niente accade per caso, o forse tutto. C'è chi si lascia guidare dall'intuito, dalle emozioni: io no. L'intuito trovo che sia una delle più fallaci capacità umane. Le emozioni le ho sempre viste come entità dannose per la mia salute fisica e mentale.

Tentando di scoprire una regola generale valida per me, ho trovato che mi piacciono le ragazze alte, col seno piccolo, le gambe lunghe e lo sguardo intenso. Meglio se portano i capelli corti. Meglio se non sono bionde. Però ho avuto due storie importanti con due ragazze alte e bionde, coi capelli lunghi: mistero.

Oltre a ciò, mi concentro sulle mani e ritengo molto importante il senso del tatto. Dicono che io sia abbastanza bravo coi massaggi. Qualcuna apprezza la mia voce, o gli occhi azzurri. Che in realtà sono celesti, ma diventano grigi quando è brutto tempo.

Archiviamo tutto questo nella cartella: pensieri inutili.

domenica 4 marzo 2018

Corollari - 2

Altri corollari al Teorema di Pitagora:

1. In un triangolo ottusangolo, l'area del quadrato costruito sul lato opposto all'angolo ottuso è maggiore della somma delle aree dei quadrati costruiti sugli altri due lati

2. In un triangolo acutangolo, l'area del quadrato costruito su un lato è minore della somma delle aree dei quadrati costruiti sugli altri due lati

La facile dimostrazione è lasciata al lettore.

giovedì 1 febbraio 2018

Felicità

Mi hanno chiesto, senza conoscermi, se sono felice.

Adesso no, almeno dal 2013. In passato ricordo periodi spensierati, mai incoscienti, e qualche attimo -eterno- di felicità.

Non rinnego la mia vita e, se tornassi indietro, probabilmente rifarei gli stessi errori, negli stessi momenti. O forse no. Ma tanto cambia poco.

Chiedo solo, se questo ha un senso, se esiste una qualche sorta di reincarnazione, di non tornare a essere umano: mi piacerebbe vivere una vita da merlo, o altro uccelletto libero nel cielo.

Oppure il buio infinito, inutile come l'esistenza.

domenica 31 dicembre 2017

I miei Capodanni

Per me il Capodanno è quasi un giorno come un altro.

Spesso, negli ultimi 20 anni lavorativi, mi sono ritrovato il 31 dicembre o il 1° gennaio sul posto di lavoro insieme con colleghi e colleghe: si festeggiava come possibile, sperando di poter tornare presto a casa.

I Capodanni che un po' ricordo sono quelli dell'infanzia, in cui mio zio regolarmente comprava i "botti" e altrettanto regolarmente si faceva male a una mano per spararli dalla finestra della casa di nonna.

Poi ne ricordo un paio, quando avevo circa 30 anni.

Uno passato in ottima compagnia con (pochi) carissimi amici e la mia ragazza di allora, in casa di uno di loro: andammo a dormire alle 7 della mattina del 1° gennaio.

Un altro quando andai (da single) a trovare una coppia di amici che mi avevano invitato sul Lago d'Iseo. Passammo tutta la notte fra una discoteca e l'altra (facevano parte della compagnia con cui a volte andavo in discoteca), soprattutto per bere e fare casino, e un po' anche per ballare qualche lento con la ragazza dei due (lui no, grande amico ma non ci avrei ballato un lento).

Quest'anno niente: sono ancora mezzo influenzato e penso che non andrò nemmeno a vedere lo spettacolo col DJ che il Comune ha organizzato in piazza.

Farò meglio l'anno prossimo.

giovedì 24 agosto 2017

Un anno fa

Un anno fa ero al quinto piano dell'Ospedale, reparto Chirurgia d'Urgenza, in attesa di una decisione da parte dei medici. Scese la sera, poi la notte. Le consuete procedure ospedaliere erano ormai concluse. Nel letto accanto al mio c'era un giovane che, giocando a calcio, era stato colpito duramente allo zigomo: si temeva che potesse perdere un occhio, e l'indomani sarebbe stato operato.

Sembrava che ormai si potesse dormire tranquilli, o quasi. Infatti dormivo da un po', quando sentii muoversi il letto. Subito pensai che qualche infermiere fosse venuto per cambiare la flebo o prendermi la temperatura, o che ne so. Aprii un occhio: nessuno. Dopo qualche secondo il letto ricominciò a muoversi, nell'altro verso. Il ragazzo si svegliò e mi chiese: "Ma che cos'è?". Risposi: "Il terremoto!" e poi subito dopo, vedendo che era piuttosto agitato: "Tranquillo, tanto se succede qualcosa, siamo già all'Ospedale".

Il giorno dopo, mentre aspettavo in corridoio il mio turno per la TAC, vidi arrivare i primi feriti del terremoto, in eliambulanza. Ne vidi passare uno accanto a me, su una barella coperta, e sentii i medici che si consultavano su come fargli le radiografie: "E qui da dove cominciamo? Ha fratture in tutto il corpo..."

Io qualche giorno dopo ero fuori. Il ragazzo calciatore pure, per fortuna senza problemi all'occhio. I terremotati invece restarono là per non so quanto tempo.